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 cattedrale... di Admin
 
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Inde Rubos fessi pervenimus, utpote longum Carpentes iter, et factum corruptius imbri

Orazio
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 11/05/2008 @ 16:58:33, in Arte e cultura, linkato 50 volte)

Per tradizione la prima comunità cristiana in Ruvo è nata con S. Cleto nel 44 d.C., ostacolata nello svolgimento dei riti, praticò il culto nella terma romana su cui sorse la chiesa di S. Cleto detta poi del Purgatorio.

CHIESA DEL PURGATORIO (Largo S. Cleto su Via Cattedrale) Sita in via Cattedrale, presenta una facciata rettangolare in pietra calcarea, disadorna di decorazioni. Sempre all'esterno, da notare la piccola torre campanaria di stile barocco, in contraddizione con la gravità e severità dell'intera facciata. Lo spazio interno è suddiviso in due navate con volta a botte, delle quali la destra è di successiva realizzazione, risalente al 1643. Il nucleo più antico corrisponde alla navata situata a nord, al di sopra della "Grotta di S. Cleto". All'interno del tempio, di particolare rilievo è il polittico del 1537, opera di autore che si firma Z.T.. Tale polittico rappresenta la Vergine e il Bambino con ai lati i Santi Biagio e Cleto, mentre nella parte inferiore della tavola sono raffigurati i fratelli incappucciati della Confraternita di S. Cleto fondata anteriormente al 1537. Altre opere presenti sono: la Madonna del Suffragio di C. Platamura (1643); la statua lignea di S. Cleto di ignoto (XVI secolo) e la statua della Pietà, che il Sabato Santo viene portata in processione dalla Confraternita del Purgatorio.

GROTTA DI S. CLETO Situata al di sotto della Chiesa del Purgatorio, presenta pianta rettangolare con volta a botte. La tradizione locale vuole che in questo ambiente si siano rifugiati i primi fedeli, per praticare il culto cristiano, sotto la guida spirituale di Cleto, considerato primo Vescovo di Ruvo e poi terzo Papa. In realtà il sito risale al II secolo d.C. ed è da identificarsi in un ambiente termale di età romana. Di forma rettangolare, con le pareti ad Est e Ovest realizzate in opus reticolatum (tipico rivestimento termale romano), con la presenza sul pavimento contiguo alla parete Ovest di un pozzo, tale ambiente molto probabilmente faceva parte di un com¬plesso termale più ampio situato lungo uno dei due assi generatori dell'impianto viario dell'antica Rubi, corrispondente attualmente alla via Cattedrale. All'interno della "grotta" è collocata su di un altare la statua di S. Cleto, realizzata in pietra calcarea dove un tempo vi si leggeva una iscrizione in lettere gotiche: "Non temete, io sono Cleto primo Vescovo di Ruvo, terzo dopo Pietro che prego per voi".

CHIESA DI S. MICHELE ARCANGELO (Corso Piave) Fu sede dei Minori Osservanti, sorge su di un più antico inse¬diamento, ove si stabilirono i monaci basiliani. La tradizione vuole che l'origine dell'insediamento sia legato al passaggio di S. Francesco per Ruvo. Il convento fu ripristinato e restaurato nel XV secolo mentre l'annessa chiesa successivamente crollò, come attesta una Bolla di papa Niccolò V redatta nel 1449. La costruzione della nuova chiesa, avviata il 27 settembre 1744, ebbe il suo compimento nel 1755, come si evince dall'iscrizione incisa sull'architrave del portale della chiesa. La facciata, esempio di architettura tardobarocca, si ar¬ticola su due ordini: quello inferiore, scandito da lesene, accoglie un portale architravato, sormontato da una nicchia con la statua di S. Michele Arcangelo. Il registro superiore è invece coronato da un timpano curvilineo concluso lateralmente dai due pinnacoli e dalle volute. I due ordini sono poi raccordati dal sinuoso movimento della facciata sottolineato dalla cornice marcapiano e dalle paraste situate ai lati del portale. L'interno coperto da volta a botte con unghie e costituito da unica navata con sei cappelle laterali, offre una vera e propria galleria di opere d'arte. Il dipinto più noto è quello di Gaspare Hovic, pittore fiammingo, raffigurante l'Adorazio¬ne dei Magi, datato 1613, posto sulla controfacciata al di sopra del portale di ingresso. Altre opere che nella chiesa si conservano sono: la Madonna degli Angeli di G. Hovic del 1618; S. Bonaventura e S. Bernardino di ignoto del '700; S. Eligio; S. Michele, Crocifisso, opere lignee del '700, il Lavabo in pietra del Seicento situato nell'attuale sacrestia ed infine un pregevole organo settecentesco. Di notevole interesse è l'annesso corpo conventuale, attualmente adibito a sede della Casa di Riposo "Maria Maddalena Spada", che mantiene intatta la sua antica struttura. In particolare, nel chiostro quadrangolare, con campate coperte da volta a crociera, si conservano le lunette affresca¬te. Si tratta di un ciclo barocco, di matrice francescana, fra i più interessanti che si conservi in Puglia.

CHIESA DELL'ANNUNZIATA (Largo Annunziata) Tale chiesa riprende lo stesso nome della chiesa del com¬plesso di Calentano. Eretta nel 1377 nei pressi della Cattedra¬le, aveva l'ingresso principale sul prospetto che si affaccia su Via S. Caterina, dove sono an¬cora visibili i resti del portale medioevale. Accanto a questi vi è un'iscrizione gotica che ri¬corda l'erezione della chiesa da parte dei maestri Giobbe da Giovinazzo e Andrea da Ruvo a devozione di una certa Romata, presumibilmente moglie di quel Nicolaus Judas, sepolto all'interno del sito. L'attuale in¬gresso è invece situato nella fa¬mosa piazzetta ove fu rinvenu¬ta una importantissima epigrafe appartenuta molto probabil¬mente ad un monumento di età romana dedicato a Gordia¬no III. Riaperta e ristrutturata dal Vescovo Don Tonino Bello, intorno agli anni '80, unita¬mente alla chiesetta di S. Ca¬terina, è destinata ad essere la sede dell'Archivio Diocesano. Da notare all'interno una pala che rappresenta l'Annuncio dell'Arcangelo Gabriele alla Vergine del 1758. Circa la chiesetta di S. Caterina, di cui sopra, essa fu fatta erigere du¬rante il dominio dei Carafa.

CHIESA MADONNA DELLE GRAZIE (Viale Madonna delle Grazie) E' situata sul tracciato della vecchia consolare Traiana, mentre attualmente è stata quasi inglobata nell'abitato e accerchiata dalla zona indu¬striale. Fu edificata nel 1645 accanto ad una precedente cappella di stile romanico (oggi adibita a sacrestia) in cui si venerava un affresco della Vergine. L'esterno si presenta molto sobrio, mentre lo spazio interno è definito, oltre che dall'altare maggiore, da una singola navata corredata da quattro altari laterali. Di note¬vole rilievo è l'affresco risalen¬te, quasi certamente ad età me¬dievale, che raffigura una Ma¬donna con Bambino, origina¬riamente collocato nella antica cappella. Nel Seicento fu tra¬sferito nella nuova chiesa e in¬castonato in un apparato ba¬rocco interamente affrescato riproducente illusorie spazialità.

CHIESA DI SAN DOMENICO (Piazza Bovio) Chiesa ed annesso Convento furono costruiti intorno al 1560 e completati successivamente, sui ruderi di un più antico complesso. Notevole impulso, dopo i Domenicani, fu dato dai padri Scolopi, per la co¬struzione di detta chiesa, i qua¬li vi risiedettero fino al 1866. La chiesa ebbe notevole importanza per essere stata sede vicaria dei Domenicani in Puglia. L'impianto è a navata unica con cappelle e cupola nella campata antistante l'altare maggiore così come dettato dai canoni architettonici controri¬formistici. La facciata fu ultima¬ta nella metà dell'Ottocento con accenti neoclassici, mentre l'interno della chiesa è organiz¬zato secondo un linguaggio architettonico di impronta tardo-barocca e neoclassica. Al '600 risalgono l'altare maggiore e gli altari del S. Cuore e del¬l'Addolorata. Di notevole pre¬gio sono alcune tele presenti nella chiesa come: "La Madon¬na del Rosario" di Alonzo de Cordoba del 1604; "La Madon¬na delle Grazie con i Santi" di Fabrizio Santafede (1560-1634); "La Purificazione della Vergine" del 700; "S. Vincenzo Ferrieri" di Ignoto del 700.

CHIESA DI S. VITO O DEL CARMINE (Vico Carmine) Ha subito vari interventi che ne hanno modificato la forma originaria, i più significativi fra il 1683 e il 1713. Privata di un'ala, si presenta quasi con¬tratta; il campanile, invece, di pianta quadrata con un'orga¬nizzazione architettonica particolarmente slanciata è da far risalire al 1881, su progetto dell'Ing. Pomodoro. L'interno è coperto da una volta a botte parzialmente affrescata. Di no¬tevole rilievo una pala che raffigura S.Vito con S.Modesto e S.Crescenzia del pittore Ales¬sandro Fracanzaro datata 1621; un'altra pala che raffigura "La natività del Redentore" del pit¬tore Abbate Claudio datata 1624 e numerose altre opere di notevole pregio. Da questa chiesa ha inizio, il Venerdì San¬to, la processione dei "Misteri" curata dalla arciconfraternita del Carmine.

CHIESA DI S. GIACOMO APOSTOLO (Corso Ettore Carafa) Fu edificata nel 1869 dall'archi¬tetto Comes di Bitonto, sui re¬sti di una antica chiesetta gerosolomitana. La facciata del tempio è ripartita in due regi¬stri, scanditi da lesene e sor¬montata dal timpano. L'interno e costituito da un'unica navata, coperta con volta a botte, con annessa una cappella. Di parti¬colare interesse risultano gli af¬freschi della cappella laterale, in quanto rappresentano gli episodi che determinarono le origini della festa dell'Ottavario, e il Cristo Redentore (sul¬l’altare), a destra del quale è ri¬prodotta, in miniatura, la catte¬drale di Ruvo. Nella chiesa è anche conservata una pregevo¬le tela del '700 che raffigura Sant'Anna.

CHIESA DI S. MARIA E S. LUCA (Via Le Monache) Conosciuta come chiesa dei Santi Medici dai Ruvesi, è sita nei pressi della Piazza dell’Orologio. Chiesa inizialmente appartenuta alla famiglia Te¬stini, successivamente nel 1942 fu donata al Capitolo. La sua edificazione, risale all'ultimo decennio del XIII secolo d.C.. Da notare il mausoleo in pietra calcarea, realizzato nel XVII se¬colo sul quale vi sono riportati gli stemmi delle famiglie Mazzacane-Caputi a cui è lega¬ta la storia del sito. Presenta un'unica navata che si incrocia col presbiterio dove trovasi l'altare maggiore. Il campanile in stile neo-romanico costitui¬sce un intervento successivo (1963). E' detta anche dei Santi Medici a devozione dei santi Cosma e Damiano, a cui il po¬polo ruvese è molto devoto poiché, nel 1952, fu qui trasfe¬rito dalla Cattedrale il gruppo statuario dei Santi Medici.

CHIESA DEL S.S. REDENTORE (Piazza Giacomo Matteotti) Posta la prima pietra il 1 Aprile 1900 da Mons. Pasquale Berardi dopo la terribile pestilen¬za del 1886, fu aperta al culto il 10 Agosto del 1902. La fac¬ciata, in stile neo-rinascimentale, eseguita su progetto dell'ingegner Egidio Beccuzzi, presenta un portico con quat¬tro coppie di colonne slanciate che terminano con capitelli in stile ionico. Il prospetto è do¬minato da una finestra di note¬voli dimensioni affiancata da due nicchie. La facciata fu ulti¬mata nel 1953 con la costruzio¬ne del frontone e l'apposizione della statua in pietra del Redentore, avente un'altezza pari a mt. 2,50, opera di Plinio Frigo da Vicenza. L'interno, a navata unica, con quattro cap¬pelle laterali per ciascun lato scandite da semicolonne termi¬nanti con capitelli in stile corinzio, presenta marcati ac¬centi neoclassici. Di particolare interesse, oltre che pregio la collezione di statue in legno opera di Mussner di Ortisei.

CHIESA E CONVENTO DEI CAPPUCCINI (Via Don Minzoni) La costruzione del complesso ha inizio nel 1607. In questa chiesa, chiamata dai ruvesi S. Lucia, è venerata con particola¬re devozione S. Lucia, protettrice della vista. L'interno si pre¬senta a due navate, di cui la maggiore più alta rispetto a quella minore. Di particolare rilievo: "II Crocifisso" ligneo del XVIII secolo, alcuni dipinti olio su tela che rappresentano S. Cleto e S. Biagio entrambi del XVIII secolo, "Madonna e Santi" firmato A. Gliri P. del I676 posto sul terzo altare del¬la navata destra di notevole pregio e valore. A nord della chiesetta è invece, situato il piccolo ma suggestivo chiostro seicentesco.

CHIESA DI CALENTANO (Provinciale Ruvo-Calentano) II Santuario, dedicato all'Annunziata, dista 8 Km. da Ruvo e si trova a quota 400 mt. sul livello del mare. Già dal 1392, si hanno notizie della chiesetta, che fu poi ampliata nel 1433 così come si può dedurre da una iscrizione gotica presente nella piccola sacrestia, che co¬stituì il primo nucleo dell'impianto religioso. L'ambiente consiste di un vano rettan¬golare con volta a botte con¬cluso da un'abside, nella cui calotta si trovano tracce di af¬freschi risalenti al '400. L'attua¬le chiesa fu invece restaurata nel '700 mentre l'affresco situa¬to sulla parete dell'altare di im¬pronta bizantina risale all'età medioevale. Le due chiesette sono poi inserite in un com¬plesso edilizio più ampio com¬prendente la canonica propriamente detta nonché alcuni resti di una casa baronale e una abitazione destinata al ve¬scovo di Ruvo. Il santuario è fulcro di una sagra campestre che si tiene ogni anno il 25 Marzo, festa appunto dell'Annunziata, occasione privilegiata, fra l'altro, delle pri¬me scampagnate primaverili favorite dalla salubrità dell'aria per la presenza di boschi presenti nelle vicinanze. Nella zona è sorto un centro turistico-residenziale denominato Borgo S. Francesco.

CHIESA DI S. ROCCO (Piazza Giacomo Matteotti) La chiesa fu costruita e consacrata nel 1503 per ricordare lo scampato pericolo da una terribile pestilenza che aveva decimato la popolazione ruvese. Accolse i tredici cava¬lieri francesi, che qui assistettero alla messa prima di battersi nella famosa Disfida di Barletta del 13 Febbraio 1503 contro gli Ita¬liani. Una lapide, ubicata sulla porta della chiesa che si affaccia su Piazza Matteotti, testimonia e ricorda che la predetta fu rico¬struita nel 1645. Da questa chiesa la matti¬na del Giovedì Santo, viene condotto in processione da quaranta portatori il sugge¬stivo gruppo statuario della Deposizione di Gesù, conosciuto dai ruvesi come "Gli Otto Santi",datato 1920, opera di scuola leccese, quasi certamente da attribuirsi a Raffaele Caletto. Altre chiese e parrocchie esistenti in Ruvo sono: la Chiesa dell'Immacolata sul lato Nord dell'estramurale Scarlatti; la Chiesa della Santa Famiglia sul lato Sud dell’estramurale; la Cappella di Don Bosco presso l'Istituto delle Suore di Maria Ausiliatrice su Corso A. Jatta.

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Di Admin (del 11/05/2008 @ 16:48:32, in Arte e cultura, linkato 31 volte)


Si accede al Museo Jatta da piazza Bovio 35, corrispondente all'ingresso principale dell'omonimo palazzo, dicui oc¬cupa quattro stanze a piano terra prospicienti il giardino, in fondo a sinistra rispetto al cor¬tile centrale.
 
L'edificio, la cui progettazione - non è certo - se si debba all'ing. Mastropasqua di Giovinazzo o all'arch. Castellucci di Bitonto, fu costruito a partire dal 1842 per iniziativa di Giulia Viesti, vedova di Giulio Jatta, e, dopo la morte di lei nel 1848, completato dal figlio Giovanni junior, anche con lo scopo di accogliere i due nuclei della collezione, sino allora divisi fra l'antica dimora della famiglia, ed in particolare di Giulio, a Ruvo, e la residenza napoletana di suo fratello Giovanni senior.
 
Se a Giulio ed al primo Giovanni si deve il merito di aver salvato dalla dispersione, fra il 1820 ed il 1835, una parte così grande del ricco patrimonio di oggetti antichi che si andavano scoprendo a Ruvo attraverso un fervore di scavi disordinati e non sempre legali, al secondo Giovanni si deve la sistemazione della raccolta, con il suo primo ed ancora utile "Catalogo", edito a Napoli nel 1869.
 
Ma pure dopo la sua morte la raccolta continuò ad accrescersi, talora anche di oggetti rinvenuti in altre località della Puglia, grazie alla fama da essa raggiunta e attraverso l'attività di studiosi e collezionisti proseguita, fra gli altri, soprattutto dai suoi figli Antonio e Michele.
 
La prima ipotesi di vendita della collezione risale addirittura a Giovanni senior, il quale, poco prima di morire, aveva preordinato le condizioni del suo acquisto integrale per il Real Museo Borbonico di Napoli; evento che Giulia Viesti, in quanto tutrice di Giovanni Jatta, riuscì fortunosamente (e fortunatamente per Ruvo) ad evitare nello stesso anno della propria morte. I tentativi di acquisizione pubblica si sono poi succeduti a partire dal 1914, in concomitanza con le trattative di statizzazione del Museo Archeologico della Provincia di Bari presso il quale, almeno fino ai primi anni '60, si prevedeva di trasferire la celebre raccolta.
 
Attraverso successivi incremen¬ti delle valutazioni, si è così giunti, fra il 1990 ed il 1991, al suo acquisto da parte del Ministero per i Beni Culturali e Am¬bientali dietro un corrispettivo di nove miliardi, inteso dalla famiglia quale parziale rimborso delle spese sostenute in oltre un secolo per il mantenimento del Museo, e previo ri¬lascio agli eredi, come ricordo dei loro avi, di 120 pezzi (da notificare) scelti fra quelli meno significativi. Inglobata nella residenza la quinta piccolissima stanza a seguito del furto del medagliere avvenuto nel 1915, il Museo si compone da allora di quattro Stanze, sobriamente decorate nelle volte e con rifiniture lignee dipinte a finto marmo intorno alle porte e alle finestre.
 
I reperti esposti sono tutti vasi o comunque oggetti in terracotta, fatta eccezione per quelli metallici stipati nel terzo scaffale dell'ultimo ambiente inserito dove in origine era la porta di comunicazione con il medagliere. All'atto della riapertura al pubblico, si è volutamente rispetta¬ta l'impostazione del Museo secondo i criteri culturali del secolo scorso, purtroppo ancora affioranti in certe deteriori forme di collezionismo contemporaneo: l'oggetto era tanto più degno di essere conservato ed esibito quanto più era decorato, possibilmente con scene rare della mitologia greca, o quanto più insolita ne era la forma o la tecnica di esecuzione.
 
Pezzi incompleti o frammentari non potevano trovare accoglienza nella esposizione, sicché diventava fondamentale l'attività di restauratori che non si facevano scrupolo (ed anzi si facevano vanto) di rimontare in uno stesso oggetto frammenti anche di reperti diversi, integrando senza alcun limite volumi e superfici, nonché le stesse decorazioni dipinte, fuo¬ri da qualsivoglia rispetto filologico, come oggi si direbbe, per le parti originarie. L'esemplificazione che segue ha valore puramente indicativo, riferendosi solo alle principali caratteristiche dei singoli ambienti e ad alcuni fra i pezzi più significativi. La Stanza I è dunque dedicata a quelle che G. Jatta nel suo "Catalogo" definisce "Terrecotte". Ma all'interno degli scaffali, oltre che terrecotte figurate e architettoniche, sono esposti soprattutto dei vasi a decorazione geometrica dalle diverse aree culturali della Puglia, vasi a vernice nera e con decorazione sovraddipinta del tipo di Egnazia, di ceramica acroma fra cui diversi esempi di vasi configurati, i rhyta di cui ha sempre menato vanto il Museo.
 
Al di sopra degli scaffali, ceramica geometrica peuceta ed alcuni crateri arcaici anche decorati con figure che imitano prototipi corinzi, ceramica canosina listata o coperta da scialbatura, una figura di orante e due figure femminili alate, tre calchi in gesso di sculture medievali. Nel vano della finestra c'è un sarcofago in tufo, contenente oggetti, di dubbia pertinenza, di un corredo databile ad età ellenistica. A sinistra, con un enorme dolio mal restaurato, sono tre grandi vasi pure di età ellenistica, scialbati e con decorazione a rilievo. Al centro della Stanza II, su colonna, c'è il vaso figurato più grande del Museo (424 del "Catalogo" di G.Jatta), attribuito al Pittore di Baltimora e datato intorno al 320 a.C., affollatissimo di figure sul lato princi¬pale, dove è raffigurata l'uccisione dei figli e delle figlie di Niobe da parte di Apollo, saettante da una quadriga, e di Artemide, in piedi su un carro tirato da cerve; sul lato secondario c'è invece la semplice scena, molto frequente sulla ceramica italiota del IV secolo a.C., dell'offerta al defunto posto all'interno di un naiskos (tempietto).
 
Le due anfore ai lati (423 e 425), riferibili entrambe alla produzione compresa fra il Pittore dell' Ilioupersis e il Pittore di Licurgo, si datano nel terzo venticinquennio del IV secolo a.C.. La prima raffigura Antigone incatenata da Creonte, mentre Eracle, che aveva inutilmente interceduto per lei, è raffigurato all'interno di un naiskos; la seconda raffigura due scene di offerta funeraria ed in basso un fregio continuo con le Nereidi che recano le armi per Achille. Negli scaffali a sinistra sono fra l'altro due crateri a campana (427,430) attribuiti ai Pittori di Amykos e del Ciclope, tra gli iniziatori della ceramica lucana a figure rosse dopo la metà del V secolo a.C.; in fondo, c'è un cratere a campana apulo (901) databile entro il primo venticinquennio del IV secolo a.C., con una rappresentazione del teatro fliacico: Circe caduta e minacciata da Odisseo e dal suo compagno Elpenore, che la maga aveva trasformato in maiale. Numerosi sono i capolavori della ceramica sia attica che italiota (fabbriche lucane ed apule) posti sulle colonne della Stanza III.
 
Sul cratere a volute apulo 1088, attribuito al Pittore della Nascita di Dionisio (inizi del IV secolo a.C.), è rievocato lo scontro fra Eracle, a sinistra affiancato da Atena, e Cicno assistito dal padre Ares, identificabile nel personaggio in piedi sulla quadriga. Sul cratere a colonnette pro¬toapulo 1091, Bellerofonte combatte contro la Chimera alla presenza di Atena e Poseidone. Sul grande cratere a volute attico 1093, attribuito al Pittore di Cadmo e datato alla fine del V secolo a.C., la scena principale ruota intorno alla figura di Dionisio, disteso su un letto da convivio (kline) e circondato da svariati personaggi riferibili alla sua cerchia; sul lato B ritorna due volte in versioni diverse il mito di Marsia, il satiro che osò confrontarsi nella musica con Atena ed Apollo. Il cratere apulo 1094, della metà IV secolo a.C., raffigura il supplizio agli inferi di Teseo e Piritoo, ad opera di una Erinni e alla presenza degli dei Ade e Persefone. Il cratere a volute 1095 è un prodotto lucano (Pittore di Amykos) dell'ultimo ventennio del V secolo a.C.: gli Argonauti accorrono in soccorso del re Fineo, reso cieco dagli dei e cui due Arpie rubano e lordano i pasti.
 
Di straordinaria suggestione è il grande cratere a volute 1097, attribuito al Pittore di Licurgo e datato alla metà del IV secolo a.C.: la scena principale raffi¬gura il giardino di Era, con al centro il melo dai frutti d'oro che la dea aveva affidato in custodia alle Esperidi, figlie di At¬lante, e al drago Ladone, che qui si avvolge intorno all'albe¬ro; sull'altro lato è invece raffi¬gurato il sacrificio di un toro presso l'altare di un tempio sacro ad Apollo. Numerosi i vasi configurati, attici ed apuli, che si conservano negli scaffali, fra cui quattro simili con la raffigurazione di un negro che lotta con un cocco¬drillo ed uno molto fine a testa di donna.
 
Nel vano a sinistra della Stanza III vi è il busto marmoreo di Giovanni Jatta junior, mentre quello di Giovanni senior, l’iniziatore della raccolta, si conserva in una vetrina al fondo della piccola ultima Stanza, destinata ad accogliere i vasi che il nipote Giovanni ritenne i più preziosi. Nel primo scaffale, fra i diversi vasi attici di età classica, spiccano la lekythos 1538, del Pittore di Meidias (ultimi decenni del V secolo a.C.), con Tamiti, Apollo e le Muse, e la kylix 1539, con all'interno la figura di un Sileno su fondo bianco. Nel secondo scaffale sono in¬vece concentrati i non molti vasi arcaici della collezione, corinzi ed attici a figure nere. Sulle colonne, il cratere a cali¬ce apulo 1495, vicino al Pittore della Nascita di Dionisio, raffigura una scena di simposio sotto un pergolato, con i banchettanti, fra cui lo stesso Dionisio, impegnati nel gioco del kottabos; mentre sui due più tardi lebeti, 1496 e 1497, sono rappresentate la consegna delle armi ad Achille da parte delle Nereidi e la lotta fra Lapiti e Centauri. Prossimo al Pittore della Nascita di Dionisio (secondo venticinquennio del IV secolo a.C.) c'è ancora il cratere a volute 1499, con Bellerofonte, davanti al cavallo alato Pegaso, che riceve una tavoletta con un messaggio da Preto re di Tirinto, secondo un complotto ordito dalla moglie di questi Stenebea, seduta a destra.
 
Al centro della Stanza IV c'è il vaso certo più famoso, e forse il più bello di tutto il Museo, lacunoso e recentemente restaurato secondo criteri rigorosamente filologici: un cratere attico (1501), della fine del V secolo a.C., attribuito al Pittore di Talos, che da questo vaso, appunto, trae il proprio nome. Vi è narrato uno degli episodi della spedizione condotta dagli Argonauti al seguito di Giasone, per la conquista del famoso vello d'oro dell'ariete di Frisso. Gli eroi, fra cui si rico¬noscono i Dioscuri Castore e Polluce, sbarcano a Creta, di cui è temibile custode Talos, riuscendo ad avere la meglio sul gigante di bronzo anche grazie ad una pozione sopori¬fera preparata da Medea, qui raffigurata all'estremità di sinistra; sovrastano la scena, con olimpica serenità, il dio del mare Poseidone e sua moglie Anfitrite.
 
La riapertura al pubblico del Museo Jatta, formalmente diventato Nazionale con D.M. 19.05.1993, si deve alla stretta e tenace intesa fra la Soprintendenza Archeologica della Puglia e l'Amministrazione Comu¬nale di Ruvo,che hanno sottoscritto allo scopo un'apposita convenzione. Non può non sperarsi, però, che alla tanto attesa inaugurazione, avvenuta PII giugno del 1993 negli stessi locali e in pratica con lo stesso allestimento della metà del secolo scorso, facciano seguito quegli ampliamenti, nell'ambito dello stesso Palazzo Jatta, capaci di trasformare la collezione storica nel nucleo centrale di una più complessa struttura culturale, comprensiva sia della biblioteca e dell'archivio di famiglia sia della documentazione scaturita dalle ricerche effettuate nel territorio di Ruvo. (testo di Giuseppe Andreassi, Soprintendente per i Beni Archeologici della Puglia)
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Di Admin (del 06/05/2008 @ 16:50:03, in Personaggi illustri ruvesi, linkato 30 volte)

GIOVANNI JATTA JUNIOR

Giovanni Jatta Junior nacque a Ruvo di Puglia il 24 luglio 1832. Figlio di Giulio Jatta e di Giulia Viesti, nipote di Giovanni  Jatta senior.Egli fu dapprima affidato ai Padri delle Scuole Pie di Ruvo e poi al collegio degli stessi Padri in Foggia dove rimase fino al 1845 per completare il primo corso degli studi. Dopo la morte di suo zio Giovanni senior, fu affidato in casa propria alle cure del sacerdote Don Domenico Ottaviani, il quale lo avviò allo studio delle lettere italiane, latine e greche, non trascurando le discipline filosofiche e morali. A questi, dopo la morte della madre Giulia Viesti, gli si affiancò anche il fidato amico di famiglia Rocco Cantatore, farmacista.
Nel 1850 sposò Angela Cappelluti di Molfetta.
Ebbe in tutto dieci figli maschi e quattro fermmine, abbandonò la città trasferendosi in campagna nella prediletta dimora del Parco del Conte, dove si dedicò alla caccia. Scrisse sonetti, liriche, un volume di Satire che intitolò “La Scotica”, un poema in 12 canti, anni dopo (1868) scrisse un altro poema“Gli orti pensili”, che poi diede alle fiamme. Studiò francese, spagnolo e tedesco. Si cimentò anche nello studio delle scienze fisiche e naturali, in quelle mediche. Riprese con maggiore impegno lo studio dei classici latini e greci. A questi seguì un profondo studio di storia e di altri autori antichi e moderni che trattavano più direttamente di archeologia. Pubblicò nel 1869 il “Catalogo del Museo Jatta”. A questo volume si aggiunsero molte altre memorie archeologiche pubblicate nel Bollettino dell’Istituto Germanico Archeologico di Roma. Per i suoi meriti fu nominato dal Governo Ispettore per la conservazione dei monumenti della Provincia di Bari, e le sue dotte illustrazioni e memorie furono inserite nel Bollettino del Ministero di Pubblica Istruzione. Nel 1877 pubblicò l’illustrazione della raccolta Caputi e poi quella del museo di Lecce.Fu fondatore della pubblicazione “Rassegna Pugliese”.
Le opere archeologiche che andava mano mano pubblicando gli conferirono fama presso molti scienziati d’Italia, come il Minervini, l’Avellino, il Rossi, il Fiorelli, il De Petra; e presso gli scienziati di altre nazioni, come il Mommsen, il Kekulè, l’Henzen, il Petersen, l’Heydemann, il Gregorovius, parecchi dei quali conobbe personalmente nel suo museo mentre con altri tenne corrispondenze scientifiche. Addirittura il Gregorovius nel suo libro intitolato “Nelle Puglie” scriveva “Ormai al nome Jatta è per lungo tempo assicurato un posto nella storia dell’arte”.
Nel ventennio che va dal 1850 al 1870, egli fu uomo d’azione. Alla fine del 1852 fu chiamato a deporre nel famoso processo politico che interessò parecchi cittadini accusati di cospirazione contro il governo per i moti del ’48, concorrendo moltissimo alla loro liberazione. Nel 1860 fu a capo del Governo provvisorio e, insieme ai signori Vincenzo Chieco e Francesco Rubini concorse al conseguimento dell’unità della patria. Fu Maggiore della Guardia Nazionale. Fu Sindaco e Consigliere Comunale, nonché Consigliere Provinciale, scrivendo parecchi opuscoli pregevoli per senno amministrativo e, da precursore dei tempi, parecchie delle sue proposte si realizzarono a distanza di anni. Occupò il posto di Delegato Scolastico per molto tempo. Negli anni 1854, 1856 e 1867 si prodigò contro le epidemie coleriche partecipando in prima persona ai soccorsi degli infermi.
Dopo il 1870, però, si ritirò a vita privata, dedicandosi allo studio della Bibbia. Pubblicò nel 1872 la “Corona di Maria” in 15 liriche, mentre nel 1879 tradusse l’Ecclesiaste, poi tradusse e commentò il libro dei Salmi, sempre assorto negli studi divini e religiosi, ormai estraneo a tutto, dedito solo alla compagnia della moglie e dei figli.
Morì il 24 dicembre 1895 nella sua città natale.

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Crifo Cantina Cooperativa della Riforma Fondiaria soc. coop. r.l. Via Madonna delle Grazie 8, 70037 Ruvo di Puglia Tel.0803601611

Crifo Cantina Cooperativa della Riforma Fondiaria Via Madonna delle Grazie 8, 70037 Ruvo di Puglia Tel 0803614281

Prodotti Crifo:

  • Bombino
  • Sangiovese
  • Spumanti
  • Vini rosè
  • Vini frizzanti
  • Grappa
  • Spumante brut
  • Spumante Charmat
  • Greco bianco
  • Spumante metodo tradizionale

Azienda Agricola Mazzone Strada provinciale Ruvo-Palombaio, 460/a , 70037 Ruvo di Puglia Tel. 3482591858

Cantina Cooperativa Vitivinicola s.c.a. Produzione, imbottigliamento e vendita vini da tavola, IGT e DOC Castel del Monte Via Scarlatti, 155 70037 Ruvo di Puglia Tel e fax 0803613122

Lamonarca Industria Vinicola Via Ravanas, 1 Ruvo di Puglia Tel 0803612170 - 0803628200

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  • Elaiopolio Cooperativo Riforma Fondiaria Produzione Olio Extravergine “ IL ROSONE” Via Scarlatti, 25 70037 Ruvo di Puglia Tel 0803611619
  • Oleificio Mazzone di Basile Vincenza & C. s.a.s Corso Gramegna, 20 70037 Ruvo di Puglia Tel 0803611687
  • Frantoio Ciliberti Salvatore Via Salomone, 21 70037 Ruvo di Puglia
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Di Admin (del 06/05/2008 @ 16:17:54, in Associazioni e gruppi del territorio, linkato 249 volte)

ASS. ARTISTICHE, CULTURALI E RICREATIVE

• Ass. culturale Tra il Dire e il Fare Via D’Abignenti, 7

• Circolo Unione Professionisti Corso Carafa E., 47

 • Mazzone Giovanni Corso Cavour, 3

• Mazzone Marianna e C. SAS Via Mario Alberto, 10

• Ass. Culturale “Sehaliah” Scuola di Yoga Vanella Gioberti, 23

• Ass. Culturale Casina Fazzadio Zona Rurale, 161 Pr Ruvo – Calendano

• Ass. Europea Architetti Via Bonanno, 64

• Ass. Nazionale Circolo della Libertà ASS. VOLONTARIATO E SOLIDARIETA’

• Avis Ruvo Via Rubini Francesco, 9 • Circolo A.C.L.I. Piazza Cavallotti Felice, 37

 • Lega del Filo D’Oro Via Solferino, 1/B PROTEZIONE CILVILE – SERVIZI

• Ass. AR 27 SER Contrada Mondragone, 1 ASS. AMBIENTALISTA

• Ass. Fare Verde Puglia Coordinamento Parco Nazionale dell’Alta Murgia C.so Jatta, 25

 • Gruppo Speleologico Ruvese Via Romanello, 31

ASS. ED ORGANIZZAZIONI RELIGIOSE

• Istituto Suore Discepoli di Gesù Eucaristico Via Valle Noè, 15

• Missione del Pieno Vangelo Strada St. 170, Km. 36.5

• Gruppo Famiglia “Azione Cattolica di San Giacomo(Ruvo) Via dell’ Andro

ASS. SINDACALI E DI CATEGORIA

 • Camera del Lavoro Corso Carafa E.

• Confederazione Italiana Coltivatori Corso Carafa E., 31

 • Ass. Provinciale Produttori Olivicoli Via Manin, 7

• ASCOM Ass. Commerciati Delegazione Associazione Commercianti Corso Antonio Gramsci, 22

• Agricoltura Service srl Via Le Croci, 11

ASS. TECNICHE E SOCIO – ECONOMICHE

• Ass. C.A.S.A. Don Tonino Bello Strada Provinciale Calendano - Ruvo di Puglia

• Comunità Casa Don Tonino Bello Fondo Calendano ASS. SPORTIVE

• Ass. Sportiva Dilettantistica “Starlight Dance” Via dei Floricoltori, 6

• Ass. Sportiva “Andrea Fortunato” Via Cirillo, 41

• A.S.D. Rubis Calcio A Cinque Via De Palo Saverio, 81 ASS. TURISTICHE

 • Ass. Turistica Pro Loco Via Vittorio Veneto, 48

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Di Admin (del 06/05/2008 @ 15:29:55, in Territorio, linkato 49 volte)

L'agro di Ruvo di Puglia si estende per 22.201 ettari, con grande varietà di colture. Su oltre 5.000 ettari si producono uva da tavola e da vino, quest'ultima lavorata sul posto fino all'imbottigliamento, riconosciuto come vino DOC ed esportato su scala nazionale. Inoltre si producono olive coratine per la trasformazione in olio extra vergine d'oliva, e varia tipologia di frutta. Gran parte del territorio di Ruvo è occupato dal Parco Nazionale Dell'Alta Murgia, che tutela e valorizza un grande ecosistema caratterizzato da opere fortificate, tratturi, masserie, casedde, jazzi e piscine. Di questo grande parco fa parte la Pinete Iazzo Rosso confinante con la Ferrata. Al centro di quest'agro a 6 Km da Ruvo si trova la Pinete di Polvino con annessa masseria e agriturismo. Percorrendo altri 2 km si trova il Bosco di Cortogiglio a cui confina quello di Scoparello formati ambedue di secolari alberi di roverelle tra cui la "quercus traiana". In questi dintorni si trova il Bosco Pezza le Monache , anche questo composto di roverelle. Nella parte più alta della murgia a 673 metri sul livello del mare , si trova la Pineta di Serraficaia dove si trovano importanti grotte carsiche, una di queste è la Ferratella, che è una delle più profonde dell'Italia centro meridoniale ed è stata esplorata fino a 230 metri di profondità. Si trovano varie masserie con agriturismo come, Masseria Coppe, Masseria Modesti, Masseria Caputi. Verso sud a 6 km da Ruvo si trova il Bosco di Zio Venanzio con la masseria di Patanello. Sulla strada provinciale verso Gravina c'è un altro Bosco di roverelle con agriturismo cioè la Massereia di Lagarello.Infine verso il Castel del Monte a 5 km c'e un bosco di roverelle privato, Parco del Conte, oggi adibita a casa di accoglienza.

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Di Admin (del 05/05/2008 @ 12:42:27, in Sport, linkato 66 volte)

              LO SPORT E I RUVESI

 

Risale agli anni settanta la nascita delle prime associazioni sportive, tra le altre, la prima squadra di calcio – Ruvo, a livello dilettantistico, militante nel girone di promozione e composta da semplici appassionati di calcio, tutti di provenienza ruvese.

Con gli anni la passione dei cittadini ruvesi per lo sport si è estesa dal calcio ad altre discipline sportive, agonistiche e non, fondando numerose associazioni e squadre che, attualmente, possono ben dirsi radicate nel circuito italiano sportivo professionistico.

Il più importante esponente di questo exploit sportivo, ruvese d.o.c., è Gianluca Basile, playmaker e guardia di fama internazionale della pallacanestro.

 

GIANLUCA BASILE

Nato a Ruvo nel 1975 ed ivi vissuto fino agli anni dell’adolescenza, Basile milita, dapprima, nella Pallacanestro Reggiana e poi, nella Fortitudo Bologna, in serie A. Nella stagione 2005/2006 è passato al Barcellona. Con la Nazionale Italiana Pallacanestro ha vinto l’argento alle Olimpiadi di Atene 2004.

E’ considerato uno dei cestisti di più grande valore e talento nella storia della pallacanestro italiana.

Fisicamente ben dotato (alto 1.92 m.), deve gran parte della sua notorietà ai cosiddetti “tiri ignoranti”, ovvero un tiro da tre punti preso in condizioni difficili o situazioni eccezionali.  

Nel settembre del 2004, per iniziativa del Presidente della Repubblica, è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale di Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE DI RUVO

 

Di seguito l’elenco delle più importanti associazioni e squadre sportive di Ruvo:

  • Calcio A.S.D. A/5
  • U.S.D. Calcio Talos Ruvo
  • Juventus Club “Andrea Fortunato”
  • Scuole Calcio “Accademia Calcio Ruvo”, “Soccer Ruvo”, “U. S. Ruvo”
  • Pallacanestro Basket B2 “Fiore di Puglia”
  • Basket Promozione “Yogoland Ruvo”
  • Volley Ruvo Donne “Saulle Impianti” e “Fiore di Puglia” Volley Donne
  • Arcieri “Team Biagio Todisco”
  • Polisportiva Grifo – Biolife Libertas – Karate e Ju Jitsu
  • Scuole di pattinaggio artistico “Polisportiva Giovani Salesiani” e Polisportiva Giovani Ruvesi”
  • Avis Tennis Ruvo e A.S. Tennis Tavolo Ruvo

     

  • “Devil Angel” Arti Marziali
  • Cicloamatori Avis Bike Ruvo 
  • Scuole di danza “Puglia Danze”, “Star Light Dance” di V. Gangai, “Latin American Style” di P. Sorice e P. De Nicolò, “International Studio Dance” di A. e G. Ficco.

 

 

 

 

 

 

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Di Admin (del 04/05/2008 @ 18:39:26, in Personaggi illustri ruvesi, linkato 27 volte)

DOMENICO COTUGNO

Domenico Cotugno

Nacque a Ruvo di Puglia nel 1736 e morì Napoli nel 1822.

 

 

Studiò medicina e fu protagonista di importanti scoperte neurologiche, grazie a un'intensa attività clinica e anatomica.

Nel "De aquaeductibus auris humanae internae" (1761) descrisse per primo gli acquedotti del vestibolo e della chiocciola, dimostrando inoltre che il labirinto era pieno di liquido e privo di aria. Nel De ischiade nervosa commentarius (1674) descrisse il liquido cefalorachidiano (liquor Cotumnii) e riconobbe la presenza di albumina nelle urine dei nefritici.

Dal 1766 ottenne la cattedra di anatomia a Napoli.

Fu anche medico di corte in Austria e Germania, al seguito del re Ferdinando IV.

 

 

 

 

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ORAZIO TEDONE

 Orazio Tedone nacque a Ruvo di Puglia il 10 maggio 1870.

Seguì gli studi universitari a Napoli e conseguì la laurea in matematica a Pisa, allievo nella Scuola Normale Superiore del Betti, del Dini, del Bianchi e del Volterra.

Professore titolare di matematica nell'Istituto Tecnico C. Cattaneo di Milano, ebbe poi un incarico di meccanica superiore all'università di Pavia. Nel 1899 fu professore di analisi superiore all'Università di Genova, nel 1902 di meccanica razionale e poi dal 1906 di fisica matematica nella stessa Università.

Sposò Amalia Loiodice da cui ebbe un figlio, Giuseppe, anch'egli in seguito docente di matematica razionale. Nel 1911 fu nominato socio della Reale Accademia dei Lincei e nel 1922 accettò la proposta della facoltà di Napoli di occupare la cattedra di fisica matematica, che gli avrebbe consentito di ritornare nell'Università dove aveva cominciato gli studi.

Fra i riconoscimenti più significativi del merito scientifico del prof. Tedone è da ricordare il conferimento della medaglia d'oro della Società dei XL. Alternò l'insegnamento alla ricerca, senza mai evidenziare segni di stanchezza a causa della sua profonda e tenace passione per l'indagine scientifica. Dotato anche di animo nobile e generoso, diede prova di queste sue doti, aiutando molti suoi compaesani che in quei tempi si recavano a Genova in cerca di lavoro.

Il 17 aprile del 1922, nella stazione di Pisa, mentre si predisponeva ad affrontare quel viaggio che doveva appunto portarlo a Napoli, fu travolto probabilmente da un treno proveniente da Roma. Terminava così, tragicamente, a soli 52 anni d'età, l'esistenza del prof. Orazio Tedone, uno dei più colti e laboriosi analisti, che abbiano onorato la scienza matematica italiana in questo primo quarto di secolo.

Sono dovute infatti al matematico pugliese le importanti ricerche in vari campi della fisica matematica e dell'analisi: particolarmente notevoli quelle sull'equilibrio elastico, che lo portarono a stabilire un metodo generale d'integrazione noto con il suo nome; sulle vibrazioni dei mezzi elastici; sull'integrazione delle equazioni di Maxwell; sulla propagazione delle onde elettromagnetiche nei mezzi cristallini e sulla diffrazione.

Particolare attenzione il Tedone rivolse all'espressione analitica di un concetto, quello di considerare il tempo come una quarta variabile spaziale, ed il campo, nel quale la funzione è limitata, come una superficie a tre dimensioni di uno spazio quadri dimensionale.

Con questa intuizione conseguì risultati completamente originali, precorrendo i moderni che, a partire da Minkowski, hanno applicato ampiamente, anche dal punto di vista concettuale e filosofico, l'idea dello spazio-tempo quadridimensionale, in cui si svolge tutta la fenomenalità fisica.

La considerazione dello spazio quadridimensionale lo indusse ad estendere la dimostrazione della formula di Kirchhoff alle vibrazioni più generali che possono avvenire in un mezzo elastico omogeneo ed isotropo, come si deduce dal suo scritto "Sulle vibrazioni dei corpi solidi omogenei ed isotropi", pubblicato nelle Memorie della R. Accademia di Torino nel 1897.

Fuori dell'ambito della fisica matematica sono specialmente da ricordare i suoi studi sugli spazi a curvatura costante e altri sull'integrazione delle equazioni di Maxwell-Hertz alle derivate parziali, con interessanti applicazioni e risultati nel campo dell'ottica elettromagnetica, Nel lavoro "Sulla teoria degli spazi a curvatura costante", sottolinea il prof. Carlo Somigliana, appare l'abilità analitica del grande matematico che costituì la virtù prevalente nella sua opera scientifica.

Egli, vivendo scientificamente quasi isolato, con chiaro intuito, notevole tenacia e serena imperturbabilità seppe affrontare i calcoli più pesanti e quegli studi che lo hanno portato a conseguire risultati senza dubbio pregevoli. Degni di nota risultano infine, fra le sue opere, due articoli sulla teoria dell'elasticità (dei quali uno in collaborazione con W. Timpe) nella Encyclopádie der mathematischen Wissenschaften, ed il merito che il Tedone ebbe nella pubblicazione delle opere di Enrico Betti, corredandole di commenti preziosi e di dotte note illustrative dei difficili argomenti in esse trattati.

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